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Chi sono

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Amabile Giusti si addormenta la sera sognando di scrivere, si sveglia la mattina con lo stesso chiodo fisso in testa, non è escluso che perfino davanti a un giudice, mentre perora una causa, la sua mente divaghi pensando a come plasmare una storia o finire un capitolo. È un tipo che ascolta molto e parla poco ma quando scrive non si ferma più...
Se volete farla contenta regalatele un saggio su Jane Austen, un ninnolo di ceramica (preferibilmente blu), un manga giapponese, o una piantina grassa (più spine ci sono meglio è). Preferibilmente tutti insieme. Spera di invecchiare lentamente (perché questo pare sia l’unico modo per vivere a lungo...) ma mai invecchiare dentro! Dentro avrà sempre un’età con poco passato e molto futuro e scarsa saggezza.

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venerdì 1 novembre 2013


Trent'anni e li dimostro di Amabile Giusti ( prossima pubblicazione)

Ecco a voi, lettrici adorate, in assoluta anteprima, il primo capitolo del mio nuovo romanzo che uscirà a breve, questione di poche settimane. Lo sto ancora sistemando. A tempo debito saprete in quale store, in che formato e a che prezzo.  Si tratta di un chick-lit, allegro, pepato, romantico, leggero, da ingoiare in pochi bocconi e al quale dedicare qualche ora di relax. Niente che passerà alla storia della letteratura, ma sufficiente a svagare la mente per un po'. Spero vi piaccia, se vi attira il genere "letteratura per pollastrelle". Io mi sono divertita a scriverlo, mi auguro voi vi divertirete a leggerlo. Intanto, assaggiate il primo capitolo così vi fate un'idea. Non si compra nulla a scatola chiusa, ed è proprio per evitarvi un salto nel vuoto con tanto di ginocchia sbucciate in fase di atterraggio ( visto che siete abituate a un mio stile di scrittura del tutto diverso) che vi offro questo antipastino!


UNO

La ragazza ha un culo che assomiglia a un mandolino di teak, e indossa uno spaghetto di seta maculata che spaccia per mutanda.
Sta rovistando nel frigo, tra un pezzo di formaggio non proprio fresco e un grappolo di pomodori, a caccia di una lattina di birra incollata alla parete rivestita di brina.
La fisso, e mi trema una palpebra per la rabbia. Avrei fatto meglio a restarmene a letto, ma come si fa a dormire quando qualcuno, nell’altra stanza, ci dà dentro fino a far tremare le pareti? Tutto quel chiasso - la porta che sbatte, le risatine sguaiate, le molle del letto che sobbalzano e il carosello di ululati in do di petto - mi ha scatenato una fame da leonessa. Certo non mi aspettavo di trovarmi al cospetto dell’urlatrice, ferma davanti al mio frigorifero, con le natiche in bella vista, le gambe da giraffa, e il mio elastico rosa nei capelli.
Se ne sta lì, sfrontata bellezza di non più di venticinque anni, a combattere con l’ostilità della lattina appiccicata, e mormora qualcosa di polemico a proposito della necessità di sbrinare il maledetto aggeggio antidiluviano.
Vorrei dirle, dannata ficcanaso, che sono io a decidere quando e come prendermi cura dei miei elettrodomestici. E aggiungere che, trattandosi di casa mia, del mio pavimento, del mio frigo, e del mio elastico di Peppa Pig, avrei tutto il diritto di infuriarmi a morte, afferrarla dal bavero e sbatterla fuori con un calcio. Be’, proprio dal bavero no, visto che indossa solo un tanga. Ma insomma, era per rendere l’idea. E invece sto zitta, ingoiando parolacce, a fissarla come se fosse fatta di concime organico, con una collera sorda dentro le costole. Una collera che non riesce a uscire, perché è sopraffatta da un’emozione più forte. Sono disperatamente gelosa. 
A quel punto, la signorina sto con le chiappe al vento e me ne vanto si accorge di non essere sola nella stanza e si volta. Ha due tette di cemento, talmente alte che quasi le sfiorano il mento.
Purtroppo è bella pure davanti. Ha i capelli rosso flambé scolpiti in un perfetto caschetto, gli occhi verdi, una bocca carnosa e denti bianchissimi, come nella pubblicità di un dentifricio whitening.
Non c’è dubbio, la odio.
Odio lei, odio che abbia fatto l’amore con Luca, odio la certezza che abbia intenzione di rifarlo, odio che critichi il mio frigo e che vaghi nuda per casa e, soprattutto, odio Luca.
Non che non capisca come mai ha tanto successo: non passa certo inosservato. Tutte le donne vorrebbero farselo e gli uomini lo detestano, a meno che non siano gay, nel qual caso se lo farebbero volentieri anche loro.
Possiede due spalle da armadio di mogano, un’amarena candita al posto della bocca, un fondoschiena di bronzo che pare trafugato a una statua greca, occhi un po’ verdi e un po’ neri, dipende dall’umore e dall’inclinazione della luce, e ride in un modo sensuale, inclinando la testa da un lato, guardando il mondo da sotto le ciglia, passandosi le mani tra i capelli castani, folti, disordinati, lunghi fino alla nuca, talmente tanti che, facendo un’indagine statistica, ci devono essere almeno cinquecento maschi nel mondo che vanno in giro calvi per colpa sua. Insomma, Luca è uno splendore.
Le mie amiche sono convinte che, ogni tanto, quando la natura chiama, la nostra casa divenga sede di incontri scoppiettanti e passionali. In realtà, da quando coabitiamo - quasi otto mesi e quindi non proprio una bazzecola - la cosa più intima che è accaduta tra noi risale al giorno in cui, stanca dell’accumularsi delle sue mutande nel cestone del bagno, ho avuto il coraggio di prelevarle una per una con una pinza da insalata e scaraventarle nella lavatrice.
Intanto, la signorina mi osserva come se tra me e il formaggio ammuffito non ci sia alcuna apprezzabile differenza, fissa il ridicolo pigiama rosso regalatomi a Natale dalla zia Porzia, le mie palpebre a chiazze e i miei capelli di lana d’acciaio.
«Avete altva bivva?» chiede, con una vezzosa assenza di erre, indicando la lattina rapita dall’iceberg che vive nel mio frigorifero.
«Piacere, io sono Carlotta!» le dico d’impulso, con un tono quasi isterico.
In quel momento arriva Luca, praticamente nudo anche lui: indossa solo un paio di slip aderenti come un guanto, il cui contenuto è fin troppo esplicito riguardo all’intenzione del suo possessore di prodursi in un'altra opera lirica.
Penso che meriterei un po’ più di considerazione, e lo perforo con gli occhi. Ma Luca mi ignora e sorride alla tipa, facendole un cenno con una mano, quasi a dirle: vieni di là bambolona, che non abbiamo finito di sollazzarci.
Lei ride, sghignazza, sembra una gallina, sembra una iena, finge di lottare, finge di sfuggire, e poi gli deposita una mano proprio , come se afferrasse un microfono in un locale di Karaoke.
Se avessi una palla da bowling li colpirei entrambi e farei strike. Li detesto, e la cosa deve leggersi chiaramente sulla mia faccia, poiché, dando segno di avermi scorta, Luca ha un sussulto, si gira verso di me, con la mano della pulzella ancora saldamente aggrappata al suo microfono, e mi chiede:
«Che ci fai alzata?».
Che razza di domanda! Vorrei fulminarlo, insieme alla sua sgualdrinella in perizoma.
Lo guardo sempre più male ma non dico nulla e lui si china per staccare la lattina dal ghiaccio. Lei allenta la presa e si siede sul tavolo. Lascia ciondolare le gambe chilometriche e allunga un piede lubrico, del tutto indifferente alla mia presenza.
«Forse nell’altro isolato non vi hanno sentiti» commento, a denti stretti «E tu, potresti spostare le chiappe da lì? È dove faccio colazione la mattina, e non ho abbastanza vetriolo per disinfettare»
La stronza con la erre moscia continua a non degnarmi di considerazione. Ride, tentando un giochino col piede. Adesso glielo taglio con la copia della katana di Gaemon che ho comprato da Fumettopoli.
Luca le porge la lattina, e poi si massaggia la mano raggelata.
«Povera Carlotta,» dice, «domani hai il tuo colloquio di lavoro, e noi ti abbiamo tenuta sveglia»
Si avvicina e mi abbraccia, come fa di solito quando vuole prendermi in giro, mi strizza le spalle e mi solleva un po’ da terra, cosa abbastanza facile visto che non sono né un colosso né un peso massimo.
Dimentica di avere l’amichetto un tantino arzillo e ne sento il turgore sulle gambe. Gli assesto un pugno, per costringerlo a liberarmi. Il contatto delle mie nocche con la sua pelle mi provoca un lungo brivido sul collo. Luca mi bacia -un bacetto sulla bocca, ma svelto, asciutto, infantile – e la giovane sconosciuta si irrigidisce e mi guarda con due occhi da serial killer.
Mi fa quasi pena, adesso.
Vorrei avvertirla che Luca non è una sua proprietà e farle sapere che, dopo la seconda scopata della notte le concederà, forse, un veloce bidet, e poi la scrollerà fuori di casa come una tovaglia piena di briciole.
Luca è disgustoso da questo punto di vista. Ha una collezione di preservativi multicolore e multigusto nel comodino e non dedica mai alle sue conquiste una seconda chance. Domani non ricorderà nemmeno la faccia di questa pesciolina fulva, non le telefonerà e non la cercherà, costringendomi a inventare un mucchio di balle quando lei chiamerà per avere un altro appuntamento.
Luca è una specie di Paganini del sesso. Non ripete mai, non con la stessa donna intendo.
Quando mi mette giù, ormai del tutto ammosciato, gli voglio di nuovo bene. In verità gli voglio sempre bene. Insomma, io adoro Luca.
Sto tutto il tempo a giudicarlo, a imbeccarlo, le nostre dispute sono note all’intero palazzo, e sono più numerose le volte in cui lo guardo furiosa di quelle in cui gli concedo la mia benevolenza. Ma è solo una posa, una maschera che indosso per dissimulare l’atroce verità: lo desidero come se fosse uno scroscio d’acqua fresca e io una piantina disidratata. Da quando c’è lui mi sento piena. Riempie la mia vita col suo disordine infernale, le sue risate, l’odore acre dei sigari che fuma, il ticchettio ritmico della sua tastiera, e la prodigiosa visione di un pacchetto completo di muscoli intagliati nel granito. Muscoli che esibisce senza alcuna riservatezza, come se fossi una cucciola di cocker spaniel e non una donna provvista di occhi, ormoni, e un cuore. Il sesso tra noi è bandito, ma questo non significa nulla, perché lo amo da morire.
Non glielo dirò mai, non saprà mai che ho chiamato Luca il cuscino e lo sbaciucchio e lo rassetto e lo strizzo come una bambinetta fa con un peluche. Ignorerà per sempre che quando, come adesso, fingo di essere inviperita perché ho perso il sonno, sono divorata dal tormento, e mortalmente infastidita al pensiero che l’uomo dei miei sogni rotoli in un letto a due piazze insieme a una donna appena conosciuta.
Probabilmente la mia collera dipende anche dalla frustrazione sessuale. Non faccio l’amore da una vita.
Mia madre sostiene che sono troppo torpida, che dovrei darmi una mossa, accorciare le mie gonnelle da suora, decidermi finalmente ad aprirmi, e detto da una che, dopo venticinque anni di matrimonio, ha avuto una scappatella con un ballerino di salsa conosciuto a un corso di danze latine, mi sembra un consiglio autorevole. Ma cosa posso farci se gli uomini coi quali esco non mi suscitano alcun pensiero piccante? Cosa posso farci se quando mi baciano, la mia mente divaga pensando alla bolletta del telefono, e quando mi toccano ho un’unica reazione istintiva: assestargli una ginocchiata nei marroni?
Luca mi dà un buffetto su una guancia e, mentre lo fa, la panterona lo agguanta dai fianchi. Lui si dimena, come un cane che si libera dalla pioggia.
«Farò il bravo, vai a dormire, farfallina.» mi assicura.
Ci vogliamo bene, non c’è dubbio. Semplicemente, non andiamo a letto insieme. Luca si allontana, con quella schiena sontuosa, da osservare come un’ebete, e quegli slip che ci sono ma è come se non ci fossero.
Intanto la signorina ha capito che qualcosa non va, non è del tutto scema. È esitante, e quando lui le allontana la mano ha un moto di stizza.
Li vedo sparire dentro la stanza e, nonostante abbia la certezza che farà il possibile per mantenere la parola, mi sento smarrita, sono furiosa, la gelosia mi tratta come una trottola, mi tritura, mi sbatacchia, mi rende acida e zitellosa. È quello che sono, no? Compirò trent’anni tra pochi mesi, non ho uno straccio d’uomo, ho abbandonato da poco un lavoro sicuro ma deprimente e domani dovrò sostenere un colloquio come se fossi una ventenne appena sputata dall’università.
Non lavo il frigo da una vita, non esco da dieci vite, ho questi capelli farneticanti che hanno fatto un colpo di stato sulla mia testa, e non ho più una casa, in fin dei conti, visto che ogni sera devo condividerla con la bonazza di turno, bionda, mora, rossa, una volta calva, un’altra volta blu cinese.
Prendo una barretta di fondente dalla dispensa e mi chiudo nella stanza. Sgranocchio rabbiosamente la cioccolata e la tratto male, come se fosse colpa sua. La inghiotto con dispetto, sottoponendola al castigo della digestione.
Credo di avere l’ulcera da quando Luca è diventato il mio coinquilino. Del resto, in risposta al mio annuncio sul giornale si sono presentati solo in tre, non che avessi molta scelta.
La prima, una ragazza vestita come una figlia dei fiori, dopo soli tre secondi dall’ingresso già criticava la disposizione dei mobili e l’orientamento della finestra che, a suo dire, erano pericolosamente contrari ai dettami del Feng-Shui.
Il secondo era un quarantenne che puzzava di erba marcia e mi fissava le tette con insistenza anche mentre parlava della sua passione per l’arte topiaria.
Il terzo era Luca... vista la situazione, era il minore dei mali.
Lui non mi ha fissato le tette, forse perché, dall’alto della sua lunga pratica, aveva già capito che non c’erano. Ho scelto Luca perché ha riso, perché ha scherzato, prima ancora che per il suo fascino, e nonostante sia il tipo più sconcertante che il destino mi abbia spiattellato davanti agli occhi, mi sono sentita subito a mio agio.
È divertente, solare, spiritoso, e sebbene si dia fin troppo da fare per confermare l’idea rifritta del maschietto predatore, ho la certezza che, in fondo, celi un animo sensibile. Ha solo questo difetto: l’uso delle donne come fazzolettini di carta. Separato da questa pessima consuetudine - e dal caos post atomico della sua stanza - è un ottimo compagno d’appartamento.
Comunque ho l’ulcera. Mi brucia la pancia, quasi tutte le sere, mentre si diverte nell’altra stanza. Una volta gli ho detto: «Hai trentadue anni! Non pensi sia venuto il momento di comportarti da adulto e provare a innamorarti? Almeno vedrei sempre lo stesso culo in giro per casa.»
Mi ha risposto sorridendo e scrollando le spalle: «L’amore non esiste, Carlotta. È una stronzata per adolescenti, o, al massimo, una malattia assolutamente curabile. Proprio perché non sono un ragazzino posso assicurartelo: in trentadue anni di vita non ho mai provato nulla, e di donne ne ho viste tante. Non voglio una che mi dorma accanto, o che mi parli, o che mi ascolti. Voglio solo scopare. E poi, ognuno a casa sua»
È sempre molto esplicito lui. Non l’ho mai sentito dire “fare l’amore”.
Per fortuna il silenzio inghiotte finalmente la casa. Mi sembra di udire l’eco di una lievissima discussione, e capisco che si tratta di un monologo irritato da parte della ragazza che viene congedata senza alcun riguardo. Sento i suoi passi sul parquet, e qualche commento su quanto siano povci cevti uomini. Ha vagione, non c’è dubbio. Cioè, se si sente mortificata, non posso darle torto: ma sono egoisticamente lieta di questa espulsione. Le concedo perfino di portarsi via l’elastico, purché si dissolva al più presto insieme al suo tanga interdentale.
Luca fa scorrere l’acqua della doccia, e già immagino la piscinetta che si creerà intorno, e le impronte dei suoi piedi bagnati per tutta la casa. Ma non mi importa. Ora forse potrò dormire, anzi l’intero condominio potrà dormire.
Mentre chiudo gli occhi, sento un picchiettio sulla porta. Un secondo e Luca entra, con un asciugamano striminzito stretto intorno ai fianchi. Ma ci è o ci fa? Mi considera davvero l’equivalente di un vecchio comodino? Perfino i suoi polsi mi fanno avvampare, e le dita delle mani, e i gomiti, e i lobi delle orecchie e… mi sa che sono cotta.
«Dormi?» mi chiede a voce così alta che se pure fossi stata tra le braccia di Morfeo, mi avrebbe ricondotta sulla terra a pedate. Non aspetta una mia risposta, entra e basta, gocciolando come un novello Pollicino che dissemina acqua al posto delle briciole di pane. «Volevo augurarti in bocca al lupo per domani, per quel colloquio, perché forse non ci vedremo. Ho intenzione di dormire un po’, per poi scrivere.»
Già, non vi ho spiegato che Luca è uno scrittore. Ero troppo impegnata a dirvi che è un gran figo. Ha pubblicato qualche romanzo, ma senza grande successo di pubblico. Ha una certa confidenza con la parola scritta, ma le sue storie sono troppo truculente, definirle splatter è un eufemismo. Però è bravo, ed è alla perenne ricerca dell’opera che lo renderà famoso.
«Grazie» gli dico, mentre mi sta inzuppando il letto.
«Scusa per il chiasso, ma sai com’è…»
«No, non so com’è.» obietto, visto che sono quasi vergine, dopo più di un anno di astinenza integrale.
«Sei troppo rigida. Dovresti uscire con qualcuno.» Mi guarda, con una luce strana nelle pupille, i capelli che grondano sulla testiera del letto, rischiando di creare un corto circuito col filo della lampada da notte.
«Per poi essere buttata fuori casa come una ladra? Come hai fatto tu con miss culo perfetto? No, grazie, non ci tengo.»
«Potresti invitare qualcuno qui, così saresti tu alla fine a dargli il benservito.»
«Per te non esiste la possibilità di gradire che qualcuna si fermi, vero?»
«No!» esclama sconvolto. «Non mi è mai successo!» Ne parla con disgusto, credo che sarebbe più propenso a inghiottire una blatta viva.
«Non è mica come ritrovarsi la testa mozzata di un cavallo sul cuscino.»
«Molto più lamentosa, di certo. Se dai spazio alle donne quelle si espandono, cominciano a non accontentarsi del sesso e pretendono attenzioni.»
«Ti rammento che anch’io sono una donna.» Sono un po’ irritata, non tanto perché ha offeso la categoria alla quale dichiaro di appartenere, ma perché mi parla come se fossi un suo amico al bar. Tra un po’ faremo una scommessa su chi ha il pisello più lungo e forse ci cimenteremo in una gara di rutti.
«No, tu non sei una donna. Non in quel senso.»
«Grazie per il complimento.»
«Scema!» Mi si avvicina, e l’asciugamano si sposta, mettendo in evidenza le sue famigerate pudenda e un frammento di fondoschiena. Si copre ridendo, e mi abbraccia, e non sa quanto mi fa male, e quanto avrei voglia di dimostrargli che sono donna, invece, in tutti i sensi.
Ho il cuore che va a mille, e tossisco, per impedirgli di sentirlo e di capire che appartengo alla schiera delle sdolcinate creature che non si accontenterebbero del sesso e pretenderebbero le attenzioni di cui parla così male, invece di rivestirsi in fretta e furia e scendere le scale di casa imprecando.
Lo guardo, lo annuso a distanza, sembro un cane che fiuta un tartufo sepolto, profuma di sapone, ed è umido come un’alga. Accidenti, credo proprio di amarlo: forse sarebbe meglio che lo sfrattassi. Continuare così è dura. Spero che mi assumano domani, spero che mi mandino in giro per il mondo o che mi diano dei turni serali, così non sarò a casa durante le prossime cavalcate. Forse potrei insonorizzarmi la stanza. No… morirei comunque, anche non sentendo: mi basterebbe immaginare. Lo respingo, fingendomi infastidita. Luca si alza, si stiracchia, e dichiara di avere sonno. Va via canticchiando sottovoce. Sospiro e spengo la luce. Mi addormento tardi, col sapore della cioccolata sulla lingua.

13 commenti:

Marty s ha detto...

Troppo divertente! Carlotta è fantastica, ironica, buffa.....proprio una ragazza normale! Non vedo l' ora di leggerlo per poter vedere come si evolve la sua storia con Luca-sedere-di-marmo. Esilarante!

Annarita Calaudi ha detto...

Semplicemente uno spettacolo per i sensi. Hai ragione Amabile, non è il tuo solito stile, ma... MA è davvero meraviglioso. Ho riso, mi sono emozionata, è febbrile ed eccitante, è divertente e dolcemente scabroso! Belllllllissimooo

Patrisha Mar ha detto...

Io adoro follemente questo primo capitolo. E amo già Luca e Carlotta, so che la loro storia mi farà sognare e ridere a crepapelle. Si parte con il conto alla rovescia,siiiii?

Silver_wings ha detto...

*__________________* miiii piaceeeeee un saccooooooo
Li adoro..queivdue ne combineranno di ogni credo!!!
Quando quando?!?
Damy

Silver_wings ha detto...

*__________________* miiii piaceeeeee un saccooooooo
Li adoro..queivdue ne combineranno di ogni credo!!!
Quando quando?!?
Damy

Lara ha detto...

mi hai fatto ridere e non è poco! e poi mi hai fatto avere pensieri sconci! brava amabile, carinissimo!

Maila ha detto...

Bello, divertente, frizzante, ironico, mi piace! Non vedo l'ora di leggerlo! Non so spiegartelo ma la tua scrittura e la tua fantasia tramutate in romanzi non mi deludono mai, ma sono sempre una certezza!

B.Francesca ha detto...

Belloooooooooooooooooooooooooo *___* Adoro già Carlotta e la sua ironia... Già mi immagino quanto sarà divertente tutto il libro

manu ha detto...

Cara Amabile, io ormai di tuo compro a scatola chiusa invece...
Appena uscirà, sarà mio. :)

A tal proposito, forse ti farà piacere sapere che è uscita una mia piccola recensione sul tuo libro "Cuore nero", che io, essendo sempre sul pezzo, ho letto solo recentemente, ma mi ha folgorato e non potevo non parlarne nel blog per cui collaboro.
Spero ti piaccia.

Manu

Amabile Giusti ha detto...

Grazie a tutti per i vostri commenti! Spero che questo librino cretino :) vi piaccia! Uscirà entro novembre spero! p.s. Manu, ho letto la tua recensione, è splendida, sono contenta che ci sia ancora qualcuno che legge Cuore Nero per la prima volta, anche dopo anni dall'uscita <3

marta ha detto...

Bellissimo! Letto tutto d'un fiato...Carlotta è simpaticissima...mi ha fatto ridere ad alta voce come una bimba! Realistico, brillante ironico....Magari è stato solo un'esperimento ma sarebbe fantastico poter ritrovare Carlotta un giorno ;)

Anonimo ha detto...

Molto molto carino...non ti conoscevo prima, sei capitata per caso con questo romanzo tra le mie mani e mi hai regalato dei sorrisi, delle emozioni che da tanto, leggendo, non arrivavano! Anch'io spero tanto in un sequel...Grazie comunque per aver alleggerito queste mie giornate con le tue pagine! Maria Luisa

Anonimo ha detto...

Ho letto il libro questo week end e devo dire...simpaticissimo :-) la storia è divertente, frizzante, ci si affeziona subito ai personaggi, e le pagine filano via velocissime...troppo veloci...tanto che mi aggrego subito alla lista degli speranzosi del sequel!! Brava brava brava, spero di leggere presto qualcos'altro di tuo.
Ottima l'idea di pubblicare il primo capitolo...l'ho letto sul blog venerdì, e poi è stato impossibile resistere alla tentazione di leggere tutti gli altri capitoli!!
Cocorì

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